A cura dell’Avvocato Giacomo Verduno

Come si apre un’attività commerciale?  Quali adempimenti sono necessari?  Qual è la forma giuridica più idonea?

Vediamolo insieme in questo breve articolo del nostro blog.

Come si apre un’attività commerciale

Aprire un’attività commerciale in passato

Fino a non molti anni fa aprire un’attività commerciale era molto più complicato di quanto non risulti oggi. Era necessario infatti il rilascio di una licenza da parte del Comune, che veniva concessa in via “eventuale” e non obbligatoria. Tale rilascio avveniva con parsimonia soprattutto per evitare un numero troppo elevato di attività commerciali, in base ad una programmazione specifica operata dal Comune e tenendo presente il numero massimo di attività idealmente localizzabili all’interno del territorio Comunale in questione.

Aprire un’attività commerciale Oggi

La situazione è mutata a seguito dell’entrata in vigore del cosiddetto decreto Bersani (D.lgs 114 del 1998) e successive modifiche, che ha incentivato la liberalizzazione dell’esercizio delle attività commerciali, anche sulla scia dell’indirizzo espresso dalla normativa Comunitaria, orientata verso la libera circolazione delle merci e la libertà di concorrenza.

Innanzitutto, in base al Decreto Bersani, non esistono più le tabelle merceologiche e le attività vengono classificate solo in alimentari e non alimentari.

Pertanto, allo stato attuale, la nuova disciplina del commercio ha eliminato per attività NON alimentari (e solo per esse) l’obbligo di iscrizione al Registro esercenti commercio (REC).

Attività “alimentari” e “non alimentari”

Attività non alimentari

La condizione di esercizio dell’attività è rimasto il solo possesso dei requisiti di accesso previsti dall’art. 71 del D.lgs 59/2010 (che ha modificato il D.lgs 114/98), il quale esclude dall’esercizio di un’attività commerciale:

  1. Coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenzasalvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;
  2. Coloro che hanno riportato una condanna per delitto non colposo, con sentenza passata in giudicato (cioè definitiva), per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
  3. Coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;
  4. Coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l’igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;
  5. Coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all’inizio dell’esercizio dell’attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;
  6. Coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza.

 

Attività alimentari

Invece, per lo svolgimento di un’attività commerciale di somministrazione di alimenti e bevande (alimentare) permane l’obbligo di iscrizione al REC.

Inoltre, oltre al possesso dei requisiti morali innanzi evidenziati, è necessario il possesso di un ulteriore requisito, ovvero il non aver riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per:

  1. Reati contro la moralità pubblica e il buon costume,
  2. Delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti,
  3. Reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope,
  4. Gioco d’azzardo
  5. Scommesse clandestine,
  6. Reati relativi ad infrazioni alle norme sui giochi.

E’ infine necessario, per le attività alimentari, aver frequentato un corso SAB (Corso per somministrazione Alimenti e Bevande) organizzato dalla Camera di Commercio, oppure aver lavorato per almeno due anni, negli ultimi cinque, presso un’attività di vendita o produzione alimentare. 

Le regolamentazioni locali, regionali e comunali

È sempre bene considerare che la normativa cambia anche in base alla Regione di appartenenza e, a volte, anche relativamente al Comune, quindi è sempre bene informarsi poiché alcune di queste potrebbero prevedere l’obbligo di frequentare un corso anche per attività non alimentari.

Il Decreto Bersani, infatti, ha affidato alle Regioni e ai Comuni le competenze relative alla specifica disciplina per l’esercizio di un’attività commerciale, in relazione alle caratteristiche dei singoli territori.

Aprire un’attività: quali comunicazioni effettuare

Ciò premesso, ed andando nello specifico, l’iter burocratico varia in base alle dimensioni della superficie di vendita in cui si vuole esercitare un’attività commerciale. Con ciò si intende l’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili.

Caso 1 – Gli esercizi di vicinato

Per gli esercizi di vicinato – ovvero per le strutture la cui superficie di vendita non superi i:

  • 150 metri quadrati nei Comuni con meno di 10mila abitanti o
  • 250 metri quadrati nei Comuni con una popolazione superiore ai 10mila abitanti

È sufficiente inviare una comunicazione al Sindaco che prende il nome di Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), che deve essere inoltrata all’ufficio SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) istituito presso il proprio Comune, contenente un’autocertificazione, in cui si attesti:

    • Di essere in possesso dei requisiti morali e – solo per l’alimentare – professionali;
    • Di aver rispettato i regolamenti di polizia urbana, annonaria, igienico-sanitaria, i regolamenti edilizi, le norme urbanistiche e quelle relative all’uso dell’immobile.

Deve inoltre contenere l’indicazione del settore o dei settori merceologici e l’ubicazione e la superficie di vendita. Tale comunicazione deve essere inviata almeno 30 giorni prima dell’inizio dell’attività.

Caso 2 – Le medie strutture di vendita

Qualora, invece, si intenda aprire una media struttura di vendita, ossia un’attività la cui

superficie di vendita non superi i:

  • 1500 metri quadrati per i Comuni fino a 10mila abitanti oppure
  • 2500metri quadrati per quelli con più di 10 mila abitanti

È necessaria un’autorizzazione del Comune.  La domanda di autorizzazione deve contenere un’autocertificazione in cui si attesta:

    • Il possesso dei requisiti morali e, nell’alimentare, professionali
    • Il settore o i settori merceologici,
    • L’ubicazione e la superficie di vendita dell’esercizio,
    • L’eventuale possesso dei requisiti di priorità fissati dalla Regione (concentrazione di esercizi, reimpiego di manodopera e possesso di adeguata qualificazione professionale nel settore non alimentare)
    • L’eventuale ottenimento di autorizzazione dovuta nei casi stabiliti dalla Regione (concentrazione e accorpamento di esercizi di largo e generale consumo)

Una volta presentata l’autorizzazione vale la regola del silenzio-assenso, ossia se non si è ottenuta risposta entro 90 giorni, l’autorizzazione si intende concessa.

 

Caso 3 – La grande distribuzione

Per quanto riguarda la grande distribuzione, ovvero per esercizi la cui superficie di vendita superi i limiti innanzi evidenziati occorre presentare una domanda di autorizzazione contenente gli stessi elementi previsti per le medie strutture di vendita.

Questa domanda viene esaminata da una Conferenza di Servizi, cui partecipano la Regione, la Provincia e il Comune interessato, che verifica la conformità dell’insediamento ai criteri di programmazione fissati dalla Regione.

Alle riunioni partecipano a titolo consultivo anche le organizzazioni di categoria, le organizzazioni di consumatori e i Comuni vicini. L’autorizzazione è rilasciata se il rappresentante della Regione esprime parere favorevole e la deliberazione deve essere assunta entro 120 giorni dalla data di convocazione della Conferenza di Servizi.

Inoltre, una volta che si è dato avvio all’attività, è necessario dare comunicazione a tutti gli Enti che vengono coinvolti. Dal 2010, però, è in vigore una procedura semplificata che permette di ricorrere alla Comunicazione Unica: basterà, dunque, inviare la comunicazione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio che provvederà, poi, a divulgare la comunicazione a tutti gli altri Enti.

La forma giuridica più adatta per un’attività commerciale

Un altro aspetto importante da considerare quando si intende avviare una nuova attività è la scelta della forma giuridica più adatta. La scelta tuttavia dipende da diversi fattori, e bisogna valutare i pro e i contro.

La ditta individuale

La ditta individuale è sicuramente il modo più semplice e meno costoso di avviare una nuova attività ed è consigliabile quando si vuole avviare in autonomia il proprio business con un basso volume di affari. Generalmente è la forma adottata dagli artigiani e dai commercianti.

La ditta individuale non richiede particolari formalità per la costituzione, essendo semplicemente necessarie l’apertura della partita IVA e l’iscrizione presso Registro delle Imprese, INPS e INAIL, quando occorre.

L’attività può essere gestita in modo autonomo dall’imprenditore e dal punto di vista contabile è possibile optare per il regime forfettario, che è l’unico regime agevolato che richiede minori adempimenti e la tassazione con l’aliquota sostitutiva del 5% o del 15%.

Lo svantaggio principale della ditta individuale è la responsabilità illimitata dell’imprenditore verso creditori e terzi, essendo il patrimonio personale garanzia di tutte le obbligazioni assunte.

La società di persone

Per quanto concerne le società di persone, esse si classificano in

  1. Società semplice, solo per le attività non commerciali;
  2. Società in nome collettivo;
  3. Società in accomandita semplice in cui i soci sono distinti in due categorie a

seconda del grado di responsabilità: i soci accomandatari hanno responsabilità illimitata, i soci accomandanti hanno responsabilità limitata al capitale investito.

La società di persone è la scelta preferibile quando si intende svolgere attività poco rischiose che richiedono investimenti iniziali non ingenti e presentano un volume di affari limitato.

I principali vantaggi delle società di persone sono legati ai minori adempimenti e formalità per la costituzione rispetto alle società di capitali, inoltre non vi è l’obbligo della tenuta dei libri sociali.

Dal punto di vista contabile le società di persone possono optare per il regime contabile ordinario o adottare il nuovo regime semplificato con la tassazione per cassa.

Al contrario, gli svantaggi maggiori delle società di persone sono:

  1. La responsabilità illimitata dei soci (nel caso di s.a.s. solo per quelli accomandatari), che rispondono con il patrimonio personale per i debiti contratti dalla società;
  2. La tassazione del reddito prodotto secondo gli scaglioni IRPEF.

 

La società di capitali

Le società di capitali invece rappresentano la forma giuridica più complessa, poiché in queste società è prevalente l’aspetto patrimoniale e la gestione è in capo agli amministratori.

Le tipologie sono:

  1. Società per azioni (SpA);
  2. Società in accomandita per azioni (Sapa);
  3. Società a responsabilità limitata (SRL) e a responsabilità limitata semplificata (SRLS).

É preferibile aprire una società di capitali, come srl o srls, quando l’attività da svolgere comporta un rischio elevato e richiede alti investimenti iniziali che possono essere ripartiti in capo ai soci.

Il principale vantaggio delle società di capitali è la separazione netta tra patrimonio della società e dei soci, in questo modo i soci sono responsabili per le obbligazioni assunte limitatamente al capitale investito e i creditori non possono rivalersi sul patrimonio personale.

È inoltre prevista la possibilità di costituire la “SRL unipersonale” che permette al socio unico di gestire la società individualmente, come se fosse una ditta individuale, e non richiede un investimento iniziale elevato, poiché il capitale minimo richiesto è di € 1.

I principali svantaggi delle società di capitali sono le formalità amministrative per la costituzione e i maggiori costi di gestione rispetto alle altre forme giuridiche; inoltre dal punto di vista organizzativo queste società devono avere l’assemblea dei soci, il consiglio di amministrazione nonché il collegio sindacale, quando la società è obbligata a redigere il bilancio ordinario o consolidato.

L’unico regime contabile è quello ordinario e il reddito è soggetto a tassazione IRES con aliquota fissa ridotta al 24% dal 1° gennaio 2017.

Pertanto, prima di aprire un’attività commerciale è innanzitutto necessario domandarsi che tipo di attività si voglia intraprendere, anche facendo un’analisi di mercato relativa alla zona in cui si vuole iniziare la propria attività imprenditoriale.

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