A cura dell’Avvocato Giacomo Verduno

La domanda che si pongono tutti coloro che decidono di iniziare un’attività con altri soci oppure chi decide variare la forma giuridica di una società già esistente è: come scegliere la giusta forma societaria?

Si tratta sicuramente di una domanda più che legittima, visto che la forma societaria che si sceglierà avrà un impatto di non poco conto sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, sia per quanto riguarda quelli economico-finanziari.

Le due grandi categorie previste dal nostro Codice civile sono: società di persone e le società di capitali.

In questo articolo ci occuperemo prevalentemente delle società di persone, lasciando la disamina della società di capitali ad altra trattazione.

Le società di persone

Le società di persone sono di tre tipi: società semplice (s.s.), società in nome collettivo (s.n.c.) e società in accomandita semplice (s.a.s.).

In questo articolo tratteremo in particolare delle due forme di società di persone più diffuse, che sono le società in nome collettivo (S.n.c.) e della società in accomandita semplice (S.a.s.).

Occorre premettere che, in generale, nelle società di persone, la figura del socio, con le sue caratteristiche e qualità, acquista una rilevanza fondamentale. Per tale ragione nelle società di persone la fiducia tra i vari soci risulta essere un elemento caratterizzante.

Tali società sono caratterizzate dalla responsabilità illimitata e solidale dei soci. Ma cosa significa?

Essere soggetti ad una responsabilità illimitata vuol dire che per i debiti contratti dalla società, il socio risponde direttamente e con il proprio patrimonio personale. Qui la differenza principale con le società di capitali dove le responsabilità dei soci si limitano alla quota parte del patrimonio societario da essi apportati.

Per di più il creditore sociale può richiedere a uno qualsiasi dei soci l’adempimento dell’intera obbligazione, salvo il diritto di regresso nei confronti degli altri soci, cioè il diritto di agire nei confronti degli altri soci per il recupero delle somme di loro spettanza (per cui se vi sono due soci che detengono la società in parti uguali ed a uno solo viene chiesto 100, egli può agire nei confronti dell’altro per richiedere 50).

Ciò premesso, proseguiamo analizzando i due tipi di società di persone più diffusi.

La società in nome collettivo (s.n.c.)

La società in nome collettivo (s.n.c.) costituisce il tipo societario normale per l’esercizio in comune di un’attività commerciale; infatti, quando l’attività sociale ha carattere commerciale, si avrà una società in nome collettivo, salvo che non risulti che i soci intendano costituire una società di tipo diverso.

I primi adempimenti necessari per l’apertura di una s.n.c. sono:

  1. La richiesta di apertura della partita IVA e del codice fiscale
  2. La registrazione dell’atto presso l’Ufficio del registro
  3. L’iscrizione nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio locale e la vidimazione dei libri contabili.

A differenza di altre forme societarie non è richiesto un capitale minimo iniziale per la sua apertura.

La s.n.c., al pari delle altre società di persone, è dotata di soggettività giuridica (non di personalità giuridica) e di autonomia patrimoniale, seppure imperfetta, costituendo un centro di imputazione di rapporti giuridici distinto rispetto ai suoi soci.

Responsabilità dei soci in una s.n.c.

La s.n.c., come già anticipato, è inoltre caratterizzata dalla sussistenza, accanto alla responsabilità dell’ente societario, della responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci per le obbligazioni sociali.

Essa è regolata dalle norme contenute negli artt. da 2291 a 2312 del Codice civile ed è costituita con la stipula, da parte dei soci, del contratto sociale, che non è soggetto a formalità particolari, salve le forme eventualmente richieste dalla natura dei beni conferiti e le regole di forma e contenuto prescritte ai fini dell’iscrizione della società nel registro delle imprese.

Il contratto sociale per una s.n.c.

Il contratto sociale può assumere la forma scritta o verbale. Per forma scritta si intente un atto pubblico, scrittura privata con sottoscrizioni autenticate, scrittura privata non autenticata.

La società può anche essere costituita tacitamente, ossia per fatti concludenti che realizzino nei contenuti la fattispecie di cui all’art. 2247 c.c.; in tale caso si parla di società di fatto.

Quanto alla forma scritta, essa è richiesta a pena di nullità, quando il conferimento in società da parte dei soci abbia ad oggetto il trasferimento della proprietà di beni immobili o di diritti reali immobiliari e il godimento di beni immobili a tempo indeterminato o per un tempo eccedente i nove anni.

Occorre poi precisare che la forma scritta si rende comunque necessaria ai fini della registrazione della società presso il Registro delle Imprese. Infatti l’atto costitutivo della società, con sottoscrizione autenticata dei contraenti, o una copia autentica di esso, se la stipulazione è avvenuta per atto pubblico, deve, entro trenta giorni, essere depositato per l’iscrizione, a cura degli amministratori, presso l’ufficio del Registro delle imprese nella cui circoscrizione è ubicata la sede della società (artt. 2296 co. 1 c.c.).

In realtà, l’adempimento dell’obbligo di iscrizione non incide sull’esistenza e sulla validità del contratto sociale – come invece avviene per le società di capitali – ma costituisce una condizione di regolarità della società, poiché in caso di omissione si applicherà la disciplina della s.n.c. irregolare, con un conseguente indebolimento dell’autonomia patrimoniale della società ed applicazione, nei rapporti fra la società e i terzi, delle disposizioni relative alla società semplice; aspetto che si chiarirà meglio di seguito.

Atto costitutivo di una s.n.c.

L’atto costitutivo della s.n.c. deve indicare ex art. 2295 c.c.:

  1. Il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza dei soci;
  2. La ragione sociale (deve essere composta dal cognome e nome di almeno uno dei soci e dall’indicazione del rapporto sociale, anche a mezzo dell’acronimo s.n.c.);
  3. I soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società;
  4. La sede della società e le eventuali sedi secondarie;
  5. L’oggetto sociale (attività economica che i soci intendono esercitare in comune che deve essere possibile, lecita, determinata e determinabile);
  6. I conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione (se non indicato si presume che i soci debbano conferire in parti uguali tra di loro e in denaro);
  7. Le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;
  8. Le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle perdite;
  9. ala durata della società.

La mancanza di tali elementi comporta l’impossibilità di eseguire l’iscrizione dell’atto costitutivo nel Registro delle imprese, ma la società resta valida.

L’autonomia patrimoniale imperfetta di una s.n.c.

Quanto al concetto di autonomia patrimoniale imperfetta, prima accennato, occorre tener presente che nella società in nome collettivo è ammesso (entro certi limiti ed in determinate circostanze) l’assoggettamento del patrimonio personale dei soci all’azione dei creditori sociali, nonché l’assoggettamento del patrimonio sociale alle iniziative dei creditori personali del socio.

Il carattere dell’autonomia patrimoniale della s.n.c. è più accentuato rispetto a quanto previsto in merito alla società semplice, e ciò con riguardo:

  • Sia alla posizione dei creditori sociali, che possono agire sul patrimonio della società e solo in subordine nei confronti dei singoli soci;
  • Sia alla posizione dei creditori particolari dei soci, che possono richiedere la liquidazione della quota del proprio debitore esclusivamente dopo la scadenza del termine di durata della società ovvero in caso di proroga della stessa.

Riassumendo, il regime della responsabilità per i debiti contratti dalla s.n.c. si articola secondo le seguenti regole:

  • Per le obbligazioni sociali risponde, innanzitutto, la società con il suo patrimonio;
  • Per le medesime obbligazioni rispondono, altresì, personalmente, illimitatamente e solidalmente tutti i soci; tale responsabilità ha nella s.n.c. carattere inderogabile;l’eventuale patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi;

Ai creditori sociali non è consentito agire nei confronti dei soci, se non previa escussione del patrimonio sociale (c.d. “beneficium excussionis”).

Ritornando invece a quanto detto prima in merito alla s.n.c. irregolare, in tal caso si ha un indebolimento del carattere dell’autonomia patrimoniale, che si manifesta, in primo luogo, con il venir meno del beneficio di preventiva escussione automatica del patrimonio sociale.

I creditori sociali possono, quindi, richiedere il pagamento del loro credito direttamente ai singoli soci, i quali godono del beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale sono in via di eccezione, ovvero nei limiti in cui eccepiscano il diritto a godere dello stesso, indicando ai creditori sociali i beni sociale sui quali possano agevolmente soddisfarsi.

Inoltre, nella s.n.c. irregolare il creditore particolare può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore e compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione e chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del socio debitore, provando l’insufficienza degli altri beni di quest’ultimo a soddisfare i suoi crediti.

Cause di scioglimento di una s.n.c.

La s.n.c., e in generale le società di persone, si sciolgono, ex art. 2272 c.c. per:

  • Il decorso del termine;
  • Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
  • La volontà di tutti i soci;
  • Il venir meno della pluralità dei soci, qualora essa non venga ricostituita nel termine di sei mesi;
  • Le altre cause eventualmente previste dal contratto sociale.

Determinano, inoltre, lo scioglimento della s.n.c., e in generale, delle società di persone di tipo commerciale ex art. 2308 c.c., anche:

  • La dichiarazione di fallimento, salvo che la società abbia ad oggetto un’attività non commerciale;
  • Il provvedimento dell’autorità governativa nei casi stabiliti dalla legge (si ritiene, il provvedimento che dispone la liquidazione coatta amministrativa della società ex art. 2 e 197 RD n. 267/42).

Il verificarsi di una causa di scioglimento produce, in via automatica e di diritto, l’effetto di porre la società in liquidazione.

Durante tale fase, permane il vincolo contrattuale tra i soci e resta immutata l’autonomia patrimoniale dell’ente, ma è modificato lo scopo sociale, che diviene, appunto, quello della liquidazione, attraverso la definizione dei rapporti giuridici in corso. 

La società in accomandita semplice (s.a.s.)

La società in accomandita semplice (s.a.s.) è una società di persone che può avere ad oggetto l’esercizio sia di attività commerciali, che ti attività non commerciali.

Tipi di soci in una s.a.s.

Il tratto essenziale della s.a.s. è rappresentato proprio dalla presenza di due categorie di soci.

La s.a.s. consente infatti l’apporto di capitali da parte di finanziatori (soci accomandanti), che partecipano agli utili della società con responsabilità limitata per le obbligazioni sociali e il contestuale mantenimento della gestione sociale in capo ai soci illimitatamente responsabili (soci accomandatari).

Anche la s.a.s. è dotata di autonomia patrimoniale imperfetta e di una propria soggettività giuridica, distinta da quella dei soci.

Atto costitutivo di una s.a.s.

Quanto alla forma del contratto sociale e al contenuto dell’atto costitutivo, si rinvia a quanto detto in tema di s.n.c.

Una differenza è però rappresentata dalla necessità di indicare, all’interno dell’atto costitutivo della s.a.s., i nominativi dei soci accomandatari e dei soci accomandanti.

Ragione sociale di una s.a.s.

Alcune differenze si notano in riferimento alla ragione sociale, che deve contenere il nome di almeno uno dei soci accomandatari e l’indicazione che si tratta di una s.a.s. Esso, inoltre, non può contenere il nome del socio accomandante poiché, se quest’ultimo acconsente all’inserimento del proprio nome nella ragione sociale, assume responsabilità illimitata e solidale con i soci accomandatari per tutte le obbligazioni sociali, precedenti e successive, e nei confronti di tutti i creditori sociali.

Adempimenti di una s.a.s.

Anche in tema di obbligo di iscrizione nel Registro delle Imprese e delle conseguenze in caso di mancata iscrizione (irregolarità della società) si rinvia a quanto detto in materia di s.n.c.

Soci accomandatari di una s.a.s.: ruoli e responsabilità

I soci accomandatari sono, in via generale, soggetti alla medesima disciplina prevista per i soci di s.n.c.; ad essi è consentito il conferimento di qualunque entità suscettibile di valutazione economica ed utile al conseguimento dell’oggetto sociale; possono anche conferire la propria opera, qualificandosi, così, come soci d’opera.

I soci accomandatari sono responsabili illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali e sono responsabili, nei confronti dei creditori sociali, sussidiariamente rispetto alla società, potendosi avvalere del beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale; inoltre, rivestono, con riferimento ai propri creditori particolari, la medesima posizione dei soci di s.n.c..

L’amministrazione della società può essere conferita soltanto ai soci accomandatari, ex art. 2318 co. 2 c.c.; essi possono compiere tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione che rientrino nell’oggetto sociale, restando esclusi dalla loro competenza solo quegli atti che comportino una modificazione del contratto sociale o comunque suscettibili di alterare la struttura dell’ente.

Anche la rappresentanza della società è riservata, nelle s.a.s., ai soli soci accomandatari.

A queste prerogative fa da contraltare la previsione per cui al fallimento della società consegue, in via automatica, il fallimento del socio, che risponde illimitatamente per le obbligazioni della società stessa.

Soci accomandanti di una s.a.s.: ruoli e responsabilità

Quanto ai soci accomandanti, la disciplina ad essi applicabile è per alcuni aspetti analoga a quella prevista per i soci delle società di capitali, ma se ne differenzia sotto il profilo dell’amministrazione, dalla quale gli accomandanti sono esclusi.

È generalmente affermato che i soci accomandanti debbano effettuare necessariamente conferimenti di capitale, in quanto responsabili per le obbligazioni sociali nei limiti del conferimento effettuato.

La principale differenza che intercorre tra i soci accomandanti e i soci accomandatari si configura in materia di responsabilità.

I soci accomandanti, infatti, rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita, per cui essi sono obbligati, esclusivamente nei confronti della società, soltanto ad eseguire i conferimenti promessi.

I creditori sociali non hanno, dunque, azione diretta nei confronti dei soci, neppure nei limiti del conferimento promesso e non eseguito, ma si ritiene che possano eventualmente agire contro i soci accomandanti solo in via surrogatoria, in caso di inerzia della società, al fine di ottenere che versino alla stessa i conferimenti ancora dovuti.

Gli accomandanti perdono il beneficio della responsabilità limitata, diventando, illimitatamente e solidalmente responsabili nei confronti dei terzi per tutte le obbligazioni sociali, qualora:

  • Violino il divieto di ingerenza nell’amministrazione della società (art. 2320 c.c.);
  • Consentano l’inserimento del proprio nome nella ragione sociale (art. 2314 c.c.).

Ne consegue che i soci accomandati non possano in alcun modo compiere atti di amministrazione interna, né atti di rappresentanza della società, se non in presenza di condizioni ed entro i limiti tassativamente stabiliti dalla legge.

In caso di violazione di tale divieto il socio accomandante:

  • Assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali;
  • Può essere dichiarato personalmente fallito per estensione del fallimento della società;

Può essere escluso dalla società a norma dell’art. 2286 c.c.

Cause di scioglimento di una s.a.s.

Per le s.a.s. valgono le stesse cause di scioglimento viste in tema di s.n.c., a cui deve essere aggiunta una causa specifica di scioglimento prevista per la s.a.s.

Infatti, la società si scioglie se rimangono solo soci accomandati o solo soci accomandatari, salvo che, nel termine di sei mesi, non venga ripristinata la compresenza di entrambe le categorie di soci nella compagine sociale.

Durante il periodo di sei mesi concesso per la ricostituzione della categoria di soci mancante:

  • L’attività della società prosegue normalmente se sono rimasti soltanto soci accomandatari;
  • Se, invece, sono rimasti solo soci accomandanti, sarà necessario che essi procedano, per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione durante il periodo transitorio, alla nomina di un amministratore provvisorio, che non assume, comunque, la qualifica di socio accomandatario; se essi non vi procederanno e compiranno direttamente atti di gestione, assumeranno una responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali.

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