A cura dell’Avvocato Serena Di Viesto

Se stai cercando saperne di più sulla diffamazione, sulle sue tipologie e sulle sue conseguenze sei nel posto giusto. In questo breve articolo illustreremo in pochi passaggi tutto quello che c’è da sapere sulla diffamazione.

Cos’è la diffamazione e differenza tra diffamazione ed ingiuria

L’utilizzo sempre maggiore dei social networks ha senz’altro aumentato esponenzialmente le querele per diffamazione, cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza.

Il reato di diffamazione, disciplinato dall’articolo 595 codice penale, è un reato penale che sanziona colui che, comunicando con più persone, offende la reputazione di un determinato soggetto terzo non presente nel momento in cui l’offesa viene pronunciata. L’assenza del soggetto offeso è dunque l’elemento di distinguo tra il reato di diffamazione e l’illecito civile di “ingiuria”, precedentemente punito con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino ad € 516,00 (dunque anch’esso rientrante nella sfera dei reati penali) ma oggi ormai depenalizzato e che espone chi offende la reputazione di una persona presente a sanzioni di tipo economico ma senza che ciò comporti ripercussioni al livello penale.

Tornando a ciò che oggi è ancora reato, il delitto di diffamazione viene inteso con diverse accezioni ma come spesso avviene senza operare le dovute precisazioni (specie in termini di potenziali “rischi” penali).

 

Diffamazione: tipologie e relativi rischi e costi

L’ipotesi di “base” del reato di diffamazione prevede che chiunque, comunicando con più persone, offende la reputazione altrui, è punito con la reclusione fino ad un anno e con una multa fino a 1.032 euro.

La diffamazione si dice inoltre “aggravata” (e quindi punita più severamente) in tre casi specifici:

  1. Quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un determinato fatto (falso o vero che sia) ad un determinato soggetto: punito con la reclusione fino a due anni o la multa fino ad € 2.065,00;
  2. Quando l’offesa è arrecata col mezzo della stampa o tramite altri mezzi di divulgazione pubblica (per esempio mediante distribuzione di volantini in pubblico o durante comizi tenuti in luogo pubblico) o in atto pubblico: punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore ad € 516,00;
  3. Quando l’offesa è arrecata ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una sua rappresentanza o ad una Autorità costituita in collegio (sempre in assenza del soggetto diffamato, altrimenti, in questo caso, ricorrerebbe il più grave reato di oltraggio):  in questi casi le pene sono aumentate tramite valutazione discrezionale del giudice.

La diffamazione arrecata col mezzo della stampa, o con altro mezzo pubblicitario, merita un approfondimento a sé. Partendo dalla premessa che per “stampa” deve intendersi ogni riproduzione tipografica ottenuta con mezzo meccanico ed in qualsiasi modo destinata alla pubblicazione, va detto che negli anni ’90 il Legislatore ha esteso la disciplina della diffamazione col mezzo della stampa anche alle ipotesi di offesa arrecate con lo strumento radiotelevisivo: in tali casistiche infatti la comunicazione con più persone è automatica per la sola portata del “pubblico“ destinatario in considerazione del mezzo utilizzato.

Proprio tale tipologia di tutela, ritenuta particolarmente sensibile dal Legislatore, ha portato col tempo la giurisprudenza a far rientrare tra le ipotesi di diffamazione aggravata anche quella avvenuta a mezzo social network in quanto capaci di raggiungere un numero molto ampio di destinatari, motivo per cui, in questi casi, un’eventuale offesa potrebbe essere diffusa in modo incontrollato ed esponenziale tramite le condivisioni degli utenti. Per questo motivo la giurisprudenza, proprio in tema di diffamazione on line (che rientra tra i cd. delitti informatici), si riferisce alla bacheca di ogni utente come agorà virtuale, parificandola ad una sorta di piazza pubblica idonea a diffondere i contenuti ad un numero indeterminabile di soggetti ed assoggettandola, pertanto, alla disciplina della diffamazione aggravata.  Ne parliamo meglio nell’articolo “La diffamazione sui social networks”.

 

Differenza tra diffamazione ed espressione del libero pensiero

Rispetto a quanto finora trattato vi è inoltre da aggiungere che esiste un confine spesso labile e male intepretato tra diffamazione (specie online) e libertà di pensiero, che viene è spesso travalicato erroneamente. La libertà di pensiero, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, trova infatti il suo limite naturale, tra gli altri, nel rispetto del diritto di ogni persona all’integrità del suo onore.

Nella fattispecie dunque, affinché a fronte di affermazioni diffamatorie (riportate ad esempio in rete su un blog o su facebook) possa essere invocato in modo proprio (dunque corretto) il diritto costituzionale alla libera manifestazione del pensiero, sarà necessario che il contenuto dello scritto presenti caratteri precisi, più precisamente:

  • il Diritto di cronaca – se si invoca il diritto di cronaca l’argomento dovrà essere trattato con pertinenza (vale a dire in termini di interesse dei consociati ad essere informati su un tema che sia di pubblica rilevanza), rappresentato in modo veritiero ed esposto in modo consistente, cioè con un linguaggio corretto (cioè non scurrile, non provocatorio e senza travisazioni).
  • il Diritto di critica – il diritto di critica  invece, è soggetto ai requisiti di pertinenza (interesse dei consociati ad essere informati su un tema che sia per loro rilevante)e di continenza (il linguaggio utilizzato deve essere corretto, non scurrile o provocatorio, o comunque adatto al contesto). Assume particolare rilievo tale secondo requisito in quanto in alcune circostanze, la natura stessa del concetto di critica consente di esprimere il proprio pensiero anche con parole aspre (volte per l’appunto a criticare fatti, situazioni, avvenimenti, persone, ma senza mai travalicare i limiti universalmente riconosciuti dell’educazione e del contesto in cui le critiche vengono pronunciate).
  • il Diritto di satira – il diritto di satira è sottratto al parametro della “verità del fatto”, essendo per definizione espressivo di un giudizio ironico realizzato tramite esasperazione dei contenuti. La satira è lecita quando è funzionale alla manifestazione del così detto dissenso ragionato (che quindi non sfoci in un’aggressione gratuita del soggetto interessato); inoltre, il fatto  rappresentato deve essere vincolato alla correttezza ed espresso in modo palesemente artefatto così che il pubblico possa apprezzare da subito l’inverosimiglianza ed il tono scherzoso/satirico.

Sia che si tratti di diffamazione semplice o aggravata, occorre svolgere ancora una volta qualche sintetica precisazione.

In primo luogo, affinché si possa parlare di diffamazione, l’offesa dev’essere arrecata alla reputazione di una persona determinata, non essendo sufficiente che la frase offensiva sia proferita nei confronti di una categoria (anche limitata) se l’offeso non risulta concretamente individuabile. Da notare inoltre che i motivi che hanno portato a pronunciare l’offesa non rivestono alcuna rilevanza in quanto, ai fini della qualifica dell’offesa in diffamazione, sono sufficienti la consapevolezza e la volontà di proferire frasi volte a ledere l’altrui reputazione.

Tuttavia, fermo restando quanto appena detto, è opportuno chiarire come colui che abbia diffamato una persona a seguito dello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso, non sarà punibile in virtù della cd. esimente della provocazione. In tal caso occorre che “il fatto ingiusto” altrui vi sia effettivamente stato e che la condotta offensiva avvenga subito dopo, affinché lo stato d’ira possa essere considerato ancora in essere.

La querela per diffamazione: modalità e tempistiche

Come presentare querela per diffamazione

Per tutti coloro che si sentono vittima di diffamazione si ricorda che il reato di diffamazione è perseguibile tramite querela dell’offeso: non è dunque sufficiente la sola denuncia della diffamazione ma occorre che nel testo della denuncia sia indicato il termine querela o  che si possa percepire pacificamente la volontà di perseguire penalmente l’autore dell’illecito penale.

Tempistiche per presentare querela per diffamazione

Il termine per presentare la querela per diffamazione è di tre mesi dalla conoscenza del fatto lesivo e potrà poi essere ritirata fino a che il giudice non avrà emesso sentenza.

In alternativa, per evitare la strada penale ma per ottenere comunque un risarcimento per la lesione subita, la persona offesa potrà agire in sede civile chiedendo il risarcimento del danno non patrimoniale (per esempio danno morale o esistenziale) e/o di quello patrimoniale (per esempio eventuali spese che potrebbero essere state sostenute per arginare gli effetti della diffamazione).

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