A cura dell’Avvocato Giovanni Foddis

Errore medico e responsabilità Contrattuale

Com’è noto a molti di noi, può purtroppo capitare che quando ci rivolgiamo ad una struttura ospedaliera pubblica o privata non tutto vada per il verso giusto.

Può accadere infatti che chi si rivolge al presidio medico sanitario per farsi curare una determinata patologia non venga curato come dovrebbe o addirittura subisca un danno derivante da una pratica medica sbagliata.

Sono numerosi i casi in cui si può parlare di malasanità, di cui avevamo già parlato nel dettaglio in questo articolo dove avevamo anche riportato diversi esempi e casi specifici di errori medici.

La malpractice ospedaliera si inserisce nel contesto di una vera e propria responsabilità contrattuale, ovvero da contratto o, ancora meglio, “da contatto sociale” come già da anni riconosciuta tanto dalla giurisprudenza quanto dalla dottrina.

Nel momento in cui il paziente richiede la prestazione medica al professionista o alla struttura sanitaria, si perfeziona un contratto vero e proprio che la giurisprudenza e la dottrina definiscono “da contatto sociale”.

 

Risarcimento del danno per errore medico

Quanto detto in precedenza comporta delle conseguenze sull’intera vicenda risarcitoria, sia di natura sostanziale, sia di natura processuale.

La nuova Legge 8 marzo 2017 n. 24 (la c.d. Legge Gelli) dispone all’art.7 che:

La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.

Prescrizione dell’errore medico

Il diritto al risarcimento del danno derivante da colpa medica, pertanto, giacché inquadrato nella responsabilità contrattuale, avrà una prescrizione decennale, mentre al contrario la responsabilità aquiliana (ossia extra-contrattuale) una prescrizione di 5 anni.

Dimostrare l’errore medico

Dal punto di vista processuale la differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale si riverbera fondamentalmente in punto di prova.

Cosa deve dimostrare il Paziente danneggiato

Al creditore infatti spetterà dimostrare solo il rapporto contrattuale (ossia il ricovero ospedaliero) e l’evento pregiudizievole (la sofferenza subita nel corso del ricovero ed il peggioramento delle condizioni di salute e quindi del danno), mentre nella responsabilità extracontrattuale egli dovrà dimostrare anche il nesso causale tra l’evento negativo ed il comportamento errato dei sanitari.

La giurisprudenza ha più volte ribadito che “la responsabilità del medico e della struttura sanitaria ha natura contrattuale e la ripartizione dell’onere della prova prevede che il danneggiato debba provare il rapporto sanitario, la prestazione medica negligente e la lesione alla salute, restando a carico del medico inadempiente la prova di cause giustificative del proprio inadempimento o di elementi che interrompano il nesso causale tra negligenza e danno, secondo un criterio di causalità civilistico e probabilistico.”(Cassazione civile, sez. III. 15.12.11 n. 27000).

Cosa deve dimostrare l’Ospedale (o Struttura Sanitaria)

Spetterà invece al debitore, ossia alla struttura sanitaria, dimostrare l’insussistenza di qualsiasi colpa (specifica o generica), ossia di avere adoperato tutte le cautele e misure medico-sanitarie e di assistenza del malato all’interno della struttura idonee a preservare, secondo un criterio di adeguatezza in rapporto al caso concreto, la salute del ricoverato in ciò elidendo i fattori di rischio sussistenti, accertati o accertabili.

Detto in altri termini, in tema di responsabilità medica, ai fini del riparto dell’onere della prova, il paziente danneggiato deve limitarsi a provare il contratto (o contatto sociale) e l’aggravamento delle condizioni di salute (o l’insorgenza di una patologia o il peggioramento in sede ospedaliera di ricovero) ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il pregiudizio lamentato. Competerà al debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Malasanità e dimostrazione del nesso causale

Quanto all’accertamento del nesso causale, in ambito civile va compiuto secondo criteri di probabilità scientifica e dunque, in caso di divergenze, secondo le ipotesi aventi maggiore validità scientifica, e, ove le stesse non siano esaustive, secondo criteri di probabilità logica, tesa a chiarire se, probabilmente, ovvero secondo ciò che accade nella gran parte dei casi, l’evento si sarebbe avverato anche se il comportamento omesso fosse stato posto in essere.

Quindi il danneggiato da una pratica medica errata può limitarsi a lamentare la colpa della struttura sanitaria con la quale ha avuto il rapporto contrattuale, a provare l’esistenza di tale rapporto ed il danno subito.

Il danno dovrà essere oggetto di specifica qualificazione e quantificazione medico-legale, al fine di poter determinare l’entità del risarcimento in termini monetari e risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del Codice delle assicurazioni private, di cui al Decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.

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