A cura dell’Avvocato Giovanni Foddis

Cos’è possibile fare in caso di caduta causata da un dislivello non visibile della strada? E’ possibile chiedere un risarcimento del danno? In questo breve articolo vedremo insieme cosa si intende per insidia stradale o trabocchetto su strada pubblica e come sia possibile tutelarsi.

Il caso: la caduta per insidia stradale

Per capire meglio cosa si intenda per insidia stradale facciamo un esempio. Mettiamo caso che la signora Tizia, il giorno 10/09/2017 transitava a piedi lungo il marciapiede della via Paoli all’altezza del civico 11, quando a causa di un dislivello non visibile e non segnalato sulla pavimentazione cadeva a terra riportando svariate lesioni.

Soccorsa nell’immediato da alcune persone presenti al fatto, nonché dagli agenti della Polizia Municipale del Comune, veniva in seguito trasportata presso il P.S. dell’Ospedale Civile.

Al pronto soccorso le venivano riscontrate: frattura scomposta del collo omerale, trauma cranico e diverse contusioni per le quali si rendeva necessario il ricovero ospedaliero.

Tizia vorrebbe sapere: è possibile agire contro il Comune per il risarcimento dei danni subiti?

Cosa di intende per insidia stradale o trabocchetto su strada pubblica?

L’insidia stradale e di trabocchetto viene definita come una situazione di pericolo occulto, connotato da;

  1. Non visibilità (elemento oggettivo) e
  2. Dalla non prevedibilità (elemento soggettivo)

ovvero dall’impossibilità di avvistare per tempo il pericolo onde poterlo evitare.

L’insidia stradale sussiste quando lo stato dei luoghi è oggettivamente pericoloso e soggettivamente non percepibile.

L’elemento della prevedibilità deve essere valutato in ogni singolo caso, tenendo conto di qualsiasi elemento che possa avere influito sulla psiche del danneggiato, facendogli rappresentare una situazione di pericolo o meno.

Dal punto di vista oggettivo, costituisce insidia o trabocchetto ogni situazione di pericolo che l’utente medio non possa obiettivamente prevedere.

L’insidia può essere ad esempio costituita da un avvallamento intorno ad un tombino di piccole dimensioni, sulla superficie del marciapiede.

Perché si possa parlare di insidia o trabocchetto, pertanto, devono sussistere entrambi gli elementi della non visibilità e della non prevedibilità del pericolo.

Sempre facendo seguito all’esempio del tombino, le dimensioni e conformazione del tombino, combinate con un avvallamento del marciapiede circostante non permettono a chi vi transita di valutarne il pericolo: nell’insieme si viene a costituire un piccolo gradino, un “dente” che va a bloccare il piede di chi vi entra in collisione determinandone l’inevitabile caduta.

Ciò che ha portato alla caduta della sig.ra Tizia, quindi, non è stata solo e semplicemente la presenza del tombino, bensì il gradino, il rilievo che lo stesso ha formato unitamente alla circostante superficie affossata del marciapiede.

L’elemento di pericolosità del tratto di marciapiede pertanto deve essere oggetto di verifica, al fine di accertare dal punto di vista causale il rapporto diretto tra insidia e/o trabocchetto e caduta.

L’accertamento verte sulla conformazione del marciapiede in quel punto, il quale dovrà avere le caratteristiche di pericolo occulto, ovvero, non accompagnate da segnali esteriori, rendendolo quindi inidoneo a richiamare l’attenzione del pedone.

Pertanto, l’irregolarità del manto di calpestio, accompagnata dalla sua non percepibilità costituiscono i requisiti richiesti per la sua qualificazione come insidia e/o trabocchetto, ossia la non visibilità e la non prevedibilità.

Incidente per strada rovinata: chi paga il risarcimento danni?

Una volta accertato che effettivamente sussiste l’insidia, sotto l’aspetto della presenza dei requisiti anzidetti, vi è da accertare a chi vada imputata la responsabilità del sinistro e quindi delle lesioni di Tizia.

Ordinariamente l’esistenza dell’insidia stessa è da ricondursi alla mancata manutenzione del marciapiede o delle strade da parte del Comune di appartenenza ai sensi dell’art. 2051 del Codice Civile.

Chiamato a rispondere del risarcimento dei danni subiti sarà dunque l’ente proprietario-gestore del tratto stradale e quindi:

  • Il Comune: quando si tratta di strade urbane di competenza comunale,
  • L’eventuale ente gestore di competenza: quando si tratta di strade extraurbane.

Risarcimento del danno da insidia stradale: l’onere della prova

L’ente proprietario-gestore, dal canto suo, avrà l’onere di provare che l’insidia fosse soggettivamente prevedibile e oggettivamente visibile, quindi evitabile. (Cass. Civ. 191/1996 – Cass. Civ. 921/1998 – Cass. Civ. 390/2008).

Ricordiamo, tuttavia, che il danneggiato deve sempre adoperare la massima diligenza nell’uso della cosa, nella fattispecie il marciapiede di una pubblica via.

Se ad esempio Tizia camminava leggendo il giornale, ovvero utilizzando il cellulare per inviare messaggi, quindi non prestando attenzione su dove poggiava i piedi, ciò comporterebbe una responsabilità della stessa, perlomeno sotto l’aspetto del concorso di colpa.

In ogni caso l’ente proprietario-gestore non è dispensato dal dimostrare la corretta manutenzione delle strade e delle pertinenze, in modo tale che chiunque, dal bambino all’anziano possano utilizzare il bene facendo affidamento su condizioni di utilizzo ottimali.

Quando questo elemento viene a mancare l’amministrazione, in qualità di gestore della strada, è obbligata a mettere in atto tutte le possibili azioni volte ad evitare che lo stato non ottimale della strada possa cagionare pericolo per l’utenza.

La responsabilità stabilita ai sensi dell’art. 2051 c.c. dell’Amministrazione proprietaria è esclusa solamente dal caso fortuito.

Esso può avere diverse accezioni, può essere sussistente quando ad esempio il danneggiato abbia usato il bene senza la normale diligenza o in modo improprio o affidandosi in modo anomalo sulle sue caratteristiche.

In questo caso il caso fortuito è determinato dalla colpa del danneggiato e l’accertamento giudiziale di un comportamento colposo della vittima esclude la responsabilità della P.A. solo qualora si tratti di un comportamento idoneo a interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso.

Come trovare un avvocato specializzato in Risarcimento danni

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