A cura di Giuseppe Fabbiano

Se stai cercando di saperne di più sullo stalking sei nel posto giusto. In questo breve articolo illustreremo infatti in pochi passaggi in cosa cosa consiste lo stalking, quali sono le differenti tipologie di stalking e, soprattutto,  quali comportamenti (e quando) possano essere classificati come stalking.

Che cos’è lo stalking?  

Il termine “stalking” (parola di origine anglosassone ormai entrata anche nel dizionario italiano) significa “cacciatore in agguato”, immagine che evoca esplicitamente il tipico comportamento dello stalker analizzato in questo articolo il cui fine è quello di fare chiarezza sul significato del termine ma anche su come riconoscere, come comportarsi e a chi rivolgersi nel caso in cui ci si trovasse in situazioni di stalking.

Per comprendere meglio il significato del fenomeno basta pensare alla denominazione che è stata attribuita allo ”stalking” a seguito di approfonditi studi psicologici e cioè “sindrome del molestatore assillante. Il reato di stalking comprende infatti tutti quegli “atti persecutori” che si realizzano sotto forma di minacce, molestie o atti lesivi protratti nel tempo che provocano nella persona che li subisce un disturbo o un danno psichico o fisico. Il comportamento del “molestatore” induce dunque nella vittima uno stato che può essere di preoccupazione, disagio, ansia, timore o paura al punto da renderla nei casi più gravi non più completamente autonoma nella gestione della propria vita quotidiana.

Il problema dello stalking è una tematica sempre attuale in quanto si tratta  di un reato ancora oggi molto diffuso al livello sociale e che comprende tre aspetti fondamentali:

  1. La presenza di un “molestatore” (o persecutore),
  2. Una vittima, che subisce i comportamenti molesti e le pressioni da parte del “persecutore”,
  3. Un rapporto di conoscenza tra i due o anche un semplice collegamento (come ad esempio un contatto telefonico o sui social) tramite cui lo stalker esercita pressioni ripetute sulla vittima provocando in quest’ultima stati di preoccupazione, ansia o paura.

Questa figura di reato è prevista e punita dal codice penale (art. 612-bis introdotto dalla recente Legge n. 38 del 2009, art. 7, detta anche legge sullo stalking) secondo cui lo stalker può essere perseguito dalla legge attraverso una denuncia-querela per stalking da parte della vittima. Nei casi in cui invece la vittima fosse minorenne o affetta da disabilità non si renderebbe neppure necessaria una denuncia per stalking: in questi casi infatti il reato sarebbe perseguibile d’ufficio, intendendo con ciò che sarà la stessa procura, laddove ricevesse in qualsiasi modo notizia della molestia, ad attivarsi autonomamente con le indagini senza bisogno di una denuncia formale da parte della vittima. L’autore del reato di stalking è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

La pena base per reati di stalking, secondo quanto previsto dal codice penale, è inoltre aumentata:

  • Fino ad un terzo (1/3) se:
  1. il fatto è commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato);
  2. il fatto è commesso da una persona legata da un rapporto affettivo con la vittima;
  3. il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (in questo caso l’aumento di pena è giustificato dalla facilità con cui oggi si può entrare in contatto con ogni singola persona attraverso anche ad internet e ai social networks).
  • Fino alla metà (1/2) se:
  1. il fatto è commesso nei riguardi di un minore;
  2. il fatto è commesso nei riguardi di una donna in stato di gravidanza;
  3. il fatto è commesso nei riguardi di una persona affetta da disabilità;
  4. il fatto è commesso con l’uso delle armi;
  5. lo stalker utilizza degli escamotage per alterare il proprio aspetto estetico tali da consentire alla vittima di non riconoscere il persecutore (così detti strumenti di travisamento), ad esempio secondo una recente sentenza della Cassazione anche il cappello con la visiera può essere adatto ad alterare il proprio aspetto estetico.

Come Riconoscere uno stalker e quali sono i comportamenti dello stalker compresi nel reato di stalking?

La legge sullo stalking insieme alla giurisprudenza della Corte di Cassazione hanno disciplinato anche quali sono le principali tipologie di comportamenti  riconducibili al reato di stalking.  Tra le varie condotte penalmente rilevanti vengono fatte rientrare, ad esempio:

  1. Ripetute telefonate, sms, e-mail o messaggi non graditi o dai contenuti osceni;
  2. Appostamenti fuori dall’abitazione, dal luogo di lavoro o da luoghi abitualmente frequentati dalla vittima;
  3. Danneggiamento di oggetti di proprietà della vittima;
  4. Pedinamenti;
  5. Pubblicazione di contenuti ingiuriosi a scopo sessuale o minaccioso come foto, video o post diffusi in rete (come a titolo esemplificativo ma non esaustivo sui social networks);
  6. Minacce o aggressioni verbali o fisiche alla vittima e/o ai suoi congiunti;
  7. Aggressioni verbali e diffamatorie in presenza del datore di lavoro con lo scopo di indurre quest’ultimo a licenziare la vittima;
  8. Apprezzamenti prolungati con invio di baci, sguardi decisamente insistenti e minacciosi.

Questi sono solo alcuni esempi di quelli che possono gli atti persecutori diretti a rendere la vittima non completamente autonoma nelle scelte e nella gestione della propria quotidianità ed abitudini

Quando un comportamento può essere considerato persecutorio e quante volte deve essere ripetuto il comportamento molesto?

Essendo il reato di stalking definito come reato abituale, per potersi configurare, è necessario che i comportamenti in esame  si ripetano nel corso del tempo.

Essendo tuttavia necessario fissare un limite ben definito del numero di ripetizioni della condotta affinché si possa configurare il reato di stalking la Cassazione ha sancito, con una recentissima sentenza, che per poter parlare di stalking è sufficiente che lo stalker minacci o molesti la vittima anche per sole due volte.

In tal caso quindi non serve che il soggetto compia un gran numero di azioni moleste ma ne bastano semplicemente due affinchè si possa configurare il reato di stalking.

Quali sono gli effetti sulla vittima?

Il reato di stalking è un reato molto particolare che produce degli effetti che possono arrivare ad essere in alcuni casi anche estremamente invasivi della vita, delle abitudini e della quotidianità della vittima.

Per tutelare maggiormente la persona che subisce gli atti persecutori è comunque bene sottolineare come ai fini della realizzazione del reato non è necessario che la vittima sia affetta da un eventuale stato patologico: per la realizzazione del reato di stalking è infatti sufficiente che le condotte persecutorie dello stalker abbiano inciso sullo stato di serenità e di equilibrio psicologico della stessa, circostanza che si può manifestare anche sotto forma di stati di ansia, di angoscia o di paura.

Una nuova forma di stalking: lo stalking giudiziario.

Esiste inoltre un’altra tipologia di stalking, molto particolare e recentemente introdotta dalla giurisprudenza penale della Cassazione (attraverso una sentenza del novembre 2017) che prende il nome di stalking giudiziario e che, nello specifico, consiste nel tentativo da parte del molestatore (lo stalker) di servirsi dei rimedi della giustizia che la legge mette a disposizione di ogni cittadino (come ad esempio la  denuncia) in maniera del tutto strumentale e priva di fondatezza giuridica al fine di perseguire la vittima e causare in essa gli stati di angoscia e paura citati in precedenza. Rientra dunque in questa forma di stalking, per fare un esempio, l’abuso di denunce ingiustificate sporte in modo ripetuto.

Come comportarsi e cosa fare in caso di stalking

Quando si viene perseguitati da un molestatore la prima cosa da fare è quella di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Una volta fatto questo la legge consente alla vittima di poter scegliere due strade alternative e di diversa entità da percorrere per porre fine agli atti persecutori:

Ammonimento del Questore (azione lieve)

Qualora la vittima decida di rivolgersi alle forze dell’ordine raccontando quanto subìto dal molestatore affinchè – senza che si apra un vero e proprio procedimento penale – esso venga “ammonito” dal Questore (articolo 8 della Legge n. 38/2009) ed invitato a interrompere i comportamenti persecutori e a non interferire più con la vita della vittima, con l’avvertimento che in caso contrario potrà essere perseguito penalmente. L’ammonimento è infatti un provvedimento amministrativo e non penale. Nel caso in cui il molestatore, a seguito di ammonimento, dovesse però continuare con comportamenti persecutori, riferendo l’accaduto alle Autorità competenti questo verrebbe perseguito penalmente d’ufficio.

Denuncia e avvio del Procedimento Penale (azione forte)

Qualora decida invece di non servirsi del rimedio dell’ammonimento la vittima potrà sporgere denuncia entro sei mesi dall’ultimo avvenimento persecutorio instaurando, così, un vero e proprio processo penale a carico dello stalker.

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